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    October 18

    __Musica nell'anima__

    Nella notte cupa
    lampi che squarciano il cielo sofferente
    lacrime di nuvole che cadono a terra
    distruggendo la sabbia morbida
    la melodia dell’anima sgorga
    dal dolore dell’artista privato del suo angelo.

    Queste dolci note
    sulle corde dello strumento del mio cuore
    fluttuano leggere nell’aria
    sfiorano l’orecchio sensibile
    arrivano alla mente
    per distruggere ogni stabilità
    fanno emergere sentimenti ignoti
    affogati nel buio dell’inconscio.

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    †Silent°°Shadow†

    October 07

    †Dracula†

    Dracula

     

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    Illuminate dalla luna, davanti a me, c’erano tre giovani donne, dame a giudicare dai tratti e dagli abiti. In quel momento, vedendole, ho pensato di sognare perché, nonostante la luna alle loro spalle, non proiettavano alcuna ombra sul pavimento.

    Due erano brune, col naso aquilino come quello del Conte, e grandi occhi scuri e penetranti, che parevano quasi rossi alla pallida luce della luna paglierina. L’altra era d’un biondo tenue quanto mai, con grandi masse ondulate di capelli d’oro chiari e occhi di zaffiro.

    Mi pareva di conoscere il suo viso, di averlo incontrato in qualche orrendo sogno, ma in quel momento non riuscivo a ricordare né come, né dove.

    Tutte e tre avevano denti candidi e luminosi, che risplendevano come perle contro il rosso rubino delle turgide labbra.

    Qualcosa in loro mi creava disagio, brama e al tempo stesso paura mortale. Nel mio cuore ho sentito un desiderio malvagio, ma ardente, di essere baciato da quelle labbra rosse.

    Bisbigliavano, tra loro, e poi tutte e tre hanno riso- una risata argentina, musicale, ma aspra come se il suono non uscisse da tenere labbra umane. Era come il tintinnio intollerabilmente dolce di un’armonica a bicchieri suonata da un’abile mano.

    Io giacevo immobile, guardando attraverso le ciglia, in un’agonia di deliziosa anticipazione. La fanciulla bionda s’è fatta avanti chinandosi su di me tanto che ne sentivo il respiro sul volto. Aveva qualcosa di dolce, odore di miele, e faceva fremere come la sua voce, ma quel dolce aveva un fondo acre, la stessa ripugnanza dell’odore del sangue.

    Avevo paura di alzare le palpebre, ma attraverso le ciglia vedevo perfettamente. La fanciulla bionda si è inginocchiata e chinata su di me, con avidità. C’era in lei una deliberata voluttà, eccitante e repellente a un tempo; arcuando il collo la fanciulla si è leccata le labbra, come un animale, tanto che ho visto alla luce della luna l’umida lucentezza delle labbra scarlatte e della lingua rossa che passava sui bianchi denti aguzzi.

    Sentivo il tocco morbido e vibrante delle labbra sulla pelle sensibilissima del mio collo, la durezza di due denti acuminati che lo sfioravano fermandosi su quel punto. Ho chiuso gli occhi in un’estasi di languore, e ho atteso, atteso col cuore in tumulto.

     

     

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    Gli occhi lanciavano fiamme. La luce rossa che vi ardeva livida, come se il fuoco degli inferi vi bruciasse dentro. Il volto era mortalmente pallido, e le rughe lo segnavano profonde come fili di ferro.

     

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    Ho sollevato il coperchio e l’ho poggiato contro il muro; e a quel punto ho visto una cosa che mi ha riempito l’animo di orrore. Dentro la cassa giaceva il Conte, ma il suo aspetto era più giovane, i capelli bianchi e i baffi erano grigio ferro; le guance più sode, la bianca pelle dolcemente rosata; la bocca più rossa che mai, perché sulle labbra c’erano gocce di sangue fresco, che colava dagli angoli, scendendo lungo il mento e il collo. Persino gli occhi incavati e brucianti sembravano incastonati in carni più turgide, giacchè le palpebre e le borse sotto gli occhi erano rigonfie.

     

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    C’era una luna piena, risplendente, circondata da nubi nere e pesanti, che solcando il cielo facevano di quello scenario un fuggente diorama di luci e di ombre. Per un attimo non ho visto nulla, poiché l’ombra di una nube oscurava la Chiesa di St Mary e tutti i dintorni. Poi, passata la nube, ho visto riemergere le rovine dell’abbazia; e man mano che un’affilata e sottile striscia di luce s’insinuava, netta quasi fosse tagliata a fil di spada, la chiesa e il cimitero si sono offerte alla vista. Li sul nostro sedile preferito, la luce argentea della luna ha illuminato una figura semireclina, bianca come la neve. L’arrivo di una nube è stato così improvviso che non sono riuscita a scorgere altro, e l’ombra si è richiusa sulla luce quasi immediatamente; ma mi è parso che qualcosa di scuro si ergesse alle spalle del sedile su cui risplendeva quella bianca figura, e quel qualcosa si stava chinando su di essa.

     

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    Mentre mi avvicinavo, ha alzato la mano, e nel sonno si è accostata alla gola il colletto della camicia da notte. Così facendo è stata scossa da un piccolo tremito, quasi sentisse freddo. Man mano che il respiro le si placava, si portava la mano alla gola, più e più volte, gemendo.

     

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    Ho trovato Lucy seduta sul letto, addormentata, che indicava la finestra. Mi sono alzata in silenzio, ho scostato la tenda e ho guardato fuori. C’era un chiaro di luna splendente, e mare e cielo erano soffusi di luce-immersi in un unico grande mistero-uno splendore al di là di ogni parola. Tra me e la luna svolazzava un grosso pipistrello, avanti e indietro, descrivendo grandi cerchi concentrici.

     

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    C’era stata una lunga pausa di silenzio, un vuoto immenso, penoso, e poi il professore ha emesso un sibilo acuto. Ha indicato con il dito; e più giù, lungo il viale di tassi, in lontananza, abbiamo visto avanzare una bianca figura, confusa, che stringeva qualcosa di scuro al petto. La figura si è fermata, e in quel momento un raggio di luna è penetrato tra la massa di nubi, illuminando con indicibile risalto una donna dai capelli scuri, avvolta in un sudario.

    […]

    Ormai era abbastanza vicina per vederla chiaramente, e la luce della luna ancora la illuminava. Il mio cuore s’era fatto freddo come il ghiaccio, e ho sentito l’ansito di Arthur quando abbiamo riconosciuto la fisionomia di Lucy Westernra. Lucy Westenra, ma quanto mutata. La sua dolcezza s’era trasformata in adamantina crudeltà, spietata, e la purezza in voluttuosa lascivia.

     

     bram stoker 

     

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